Non sa quanto tempo è rimasta a vegliare sul corpo che le dorme accanto. È seduta, tiene le ginocchia piegate e le abbraccia. A volte trattiene il fiato per assicurarsi che si senta il respiro altrui. Quando decide di sgusciare via da quel letto è l'alba, circa. Non ne è sicura. Non ha praticamente dormito, nonostante ci abbia provato. Nonostante la stanchezza. Recupera i suoi vestiti e alla fine torna verso la camera. Ha pure scritto un bigliettino per non svegliarlo, ma alla fine no. Si china per lasciare un bacio, una semplice frase di congedo, qualche carezza e poi richiude la porta alle proprie spalle. Chiama un taxi per tornare a casa ed uscirne pochi minuti dopo per andare a correre. È un abitudine che si porta dietro da un po', abitudine che le fa bene, la aiuta a pensare, a sfogarsi, a spegnere la mente per un po'. A fare chiarezza.
Il parco è pressoché deserto. Inizia a correre.
Corre e cerca di levarsi dalla testa quell'immagine che si porta dietro dalla sera precedente. Un'immagine che l'ha evidentemente segnata. Una prima volta. Ma forse una di quelle che non si dovrebbero mai provare nella vita. Ma è la strada che ha scelto. Ha sempre pensato che non sarebbe successa una cosa simile. O comunque sarebbe stata pronta. Ma ci si può preparare per certe cose? Da ieri sera c'è qualcosa che è cambiato. Ha ucciso una persona.
Davanti a sé un paio di uomini. Entrambi feriti. Uno sdraiato con la pancia sul terreno, l'altro in ginocchio e chinato sul compagno. Ed è proprio verso questo che solleva ancora il braccio e punta la propria arma. Viene spinta da una freddezza che le è nuova. Poco prima delle urla sono arrivate forti e chiare alle sue orecchie, qualcosa si è scatenato; poi le seguenti parole non sono sufficienti per placarla. La Golden Blust puntata e l'indice che preme il grilletto, dopo un colpo di stordimento giunto da altri lidi. E poi il corpo si accascia sull'altro ed esala il suo ultimo respiro. "Magari c'è qualcuno che lo aspetta a casa.."
Corre. È in movimento mentre nella sua testa lei è ancora ferma a guardare quel corpo. Quel corpo che sicuramente avrà degli affetti. Qualcuno ad aspettarlo a casa. Un nuovo groppo l'attanaglia alla bocca dello stomaco. È rimasta solo un paio di secondi a fissarlo, ma a ripensarci sembra un'eternità. Aumenta la falcata, percorre sentieri che le sono familiari, ma è come se non li vedesse, come se uno valesse l'altro, non ha una meta precisa. Ieri avevano un obiettivo e si può dire "missione compiuta", l'obiettivo era stato raggiunto, ma c'è stato altro che l'ha spinta a insistere con il teleporta. Non è bastato quel colpo di stordimento. Una tensione dentro. Qualcosa di più grande. E per quanto le cose fossero precipitate, il "tener le cose separate" non è stato così facile. Corre per scaricare qualsiasi cosa la stia ancora attanagliando. Piega le gambe e si accovaccia. Si nasconde il viso con le mani. E per fortuna che il parco è ancora abbastanza vuoto e non attira l'attenzione di nessuno.
Lo sguardo perso dell'uomo senza vita.Gli insulti del cecchino mentre si mette sopra per bloccarlo.Uno sguardo silenzioso dietro un casco.Quelle parole dure nei suoi confronti.Il silenzio che ha scelto.
Torna a casa e si fionda sotto la doccia. Anche questa volta spera di lavarsi via qualsiasi cosa. Affidare a quel momento depurativo ogni suo pensiero, preoccupazione e nuove paure. La storia sembra ripetersi, ma con ruoli invertiti. Ripensa alla visita del giorno precedente. Una di quelle visite improvvise che tanto le piacciono. Un caffè insieme. Punti di svolta. E l'impossibilità di aprirsi completamente. Dover tener nascosto qualcosa. Qualcosa che potrebbe intrecciarsi con la vita di qualcun altro. Ancora. Tutto sembra complicarsi in maniera esponenziale.
Forse la fine del mondo non era un'alternativa poi tanto male.
Ma non diciamo cazzate.
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