Rientra a casa che è esausta. Letteralmente.
Thomas è stato lasciato a chi di dovere e si lascia cadere contro la porta. Scivola con la schiena. Lancia le chiavi chissà dove e piega le ginocchia, nascondendo il viso contro le mani chiuse a pugno. Sembra non avere nemmeno la forza di levarsi il cappotto. E finalmente inizia a piangere. Non sa per quanto tempo si è trattenuta. Ma finalmente si può sfogare liberamente. Le lacrime iniziano a rigarle il viso, singhiozzi interrompono il silenzio che regna in quella casa. Il suo gatto le si avvicina, si struscia contro la sua gamba nell'evidente ricerca di carezze. Carezze che lei non gli concede.
Passano diversi minuti e lei non si schioda da quella posizione. Resta rannicchiata.
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Compone quel numero più e più volte. È consapevole che le costerà un sacco. Non sa nemmeno che ore siano da quella parte del mondo. Non si mette di certo a fare il calcolo del fuso orario.
Sta distesa a letto. Stanza avvolta nell’oscurità, se non fosse per la luce che parte dallo schermo del cellulare. Luce che le illumina il viso. Un viso stanco. E provato. Un mix di emozioni che creano un connubio non indifferente. Lineamenti segnati.
A farle compagnia non manca la palla di pelo rossa che sta appallottolata ad altezza pancia.
Alla fine si decide a fa partire la chiamata.
Uno squillo.
Due squilli.
Tre squilli.
Sta distesa a letto. Stanza avvolta nell’oscurità, se non fosse per la luce che parte dallo schermo del cellulare. Luce che le illumina il viso. Un viso stanco. E provato. Un mix di emozioni che creano un connubio non indifferente. Lineamenti segnati.
A farle compagnia non manca la palla di pelo rossa che sta appallottolata ad altezza pancia.
Alla fine si decide a fa partire la chiamata.
Uno squillo.
Due squilli.
Tre squilli.
“Andrea! Alles gut?”
“Ehi, scusa.. non so nemmeno che ore siano da te..”
“Ma va, tranquilla.. che succede? Come stai?”
“Avevo voglia di parlare con te…”
“Ah, come quando mi chiamavi alle tre di notte piena di birra fino alla punta dei capelli?”
“Qualcosa di simile..”
Segue un momento di silenzio. Le parole le si bloccano in gola. Non cerca nemmeno molto di provare a spiegare il perché di quella chiamata. Dall’altra parte c’è un silenzio di comprensione. Silenzio che dura chissà quanti secondi, poi è proprio di là che si interrompe.
“Iris mi ha fatto vedere quel video che gira su YouTube, di te e tuo fratello.. abbiamo un’eroina..”
“Sì, peccato che sia morto..”
Insomma, sta smontando ogni tentativo di conversazione. E pensare che quella chiamata l’ha iniziata lei. Socchiude gli occhi per un breve istante e prende un bel respiro. Si ritrova sotto le macerie, ancora, su quella pedana instabile, ma che la sorregge. Davanti a lei due persone. Una ancora in grado di parlare, l’altro è un corpo morto. Deve prendere una decisione. Il tempo stringe. Prende con sé quello vivo. Lui è costretto a lasciare lì il suo amico. Vengono sollevati e un crollo colpisce la pedana su cui stava proprio lei. Un secondo prima e l’avrebbe presa in pieno. Escono da qui buco per pura fortuna. Prende la mano del fratello che non l’ha mai lasciata per un secondo lì sotto. Appena rivede la luce del giorno vengono sommersi da un boato di acclamazioni nei loro confronti. Poi un altro crollo e tutto cade proprio dove stavano loro. Guarda la scena inorridita. Una donna che le si era avvicinata che chiede all’uomo del marito. Quello rimasto sotto. Una stretta allo stomaco. L’uomo che ha tirato fuori che non sopravvive. Un’altra stretta allo stomaco. Si aggrappa alla presenza di Jimmy.
Dall’altra parte il silenzio viene ancora interrotto. Per fortuna.
“..sai, volevo farti una sorpresa, dato che ora so dove abiti, ma.. mi pare di capire che tu abbia bisogno di una bella notizia”
“Sì, ti prego. Dimmi qualcosa di bello.. Raccontami come si chiama la tua nuova fiamma..”
“Sempre a pensare a quello, ehi. Bè.. tra una settimana avrai questa bellissima faccia nei paraggi più spesso..”
“Davvero? È per l’azienda che dicevi?”
“Esattamente! Un paio di ore in treno cosa vuoi che siano.. Me l’hanno confermato un mese fa, dopo il rientro, ma.. volevo farti una sorpresa.”
E, per quanto la notizia le faccia piacere, non riesce a dimostrarlo. Anzi. Inizia a piangere.
“Ehi, so di avere un certo effetto su di te, ma non pensavo così tanto..” il tono è chiaramente scherzoso, è palese il tentativo di risollevare un po’ la situazione.
“Scusa.. non volevo chiamarti per..”
“Andrea, non hai assolutamente bisogno di scusarti.. dai, una settimana passa in fretta”
“Vorrei fossi qui ora”
“Anche io.. rimedieremo al tempo mancato. Per ora puoi dirmi cosa è successo, o ascoltarmi mentre ti racconto una roba assurda che mi è successa oggi”
Esita un breve istante, poi..
“Non ce la faccio a parlare. Raccontami che hai combinato..”
E quella chiamata continua così. La voce dall’altra parte continua a parlare, lei ascolta e, miracolosamente, riesce ad accennare qualche sbuffo divertito, sempre mescolato con qualche pianto random e silenzioso. O almeno ci prova. Stanno al telefono tanti minuti, per lo più lei ascolta.
“Ci vediamo presto, Andrea. Mi raccomando..”
“Ti aspetto”
E così finisce la chiamata.
Guarda la foto che ha come sfondo sul display, ci sono diversi momenti di immobilità generale. Aspetta che il telefono vada in stand by da solo, poi ruota su se stessa e abbandona il telefono sul comodino, salvo poi tornare alla posizione di partenza. Con la mano destra va ad accarezzare il gatto, partendo dalla testa e scendendo sulla schiena, andando a soffermarsi dietro l’orecchio. Avere un gatto è sempre un’ottima terapia, anche nelle situazioni peggiori.
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“Abbi almeno il coraggio di dirmelo guardandomi in faccia.”
“Deve... deve finire qui. Almeno per ora. Perdonami se puoi.”
E quello sguardo le rimane ben stampato in viso. È l’ultima cosa che si porta dietro dopo essersi girata e aver ripreso a camminare, tenendo dentro quanto più possibile. Perché non vuole farsi vedere troppo vulnerabile. Poi una stupida domanda torna alla sua memoria. Quella che ha scritto su un'agenda. Quella che è stata detta durante la preparazione di una colazione a base di uova e bacon.
“Cosa potrebbe andare storto?”
Al momento tutto.
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