domenica 29 gennaio 2017
martedì 24 gennaio 2017
Coffee & Bed.
Si è praticamente svegliata e andata via senza dire quasi una parola. Sta tornando a casa con lo sguardo rivolto verso l'esterno, la pioggia cade su Philadelphia e scombussola ulteriormente il suo umore. È passata dall'ansia estrema al sollievo. Sollievo che però è durato poco ed è diventato preoccupazione. Ed è così che si sente in questo momento mentre la città scorre davanti ai suoi occhi, o mentre si sofferma sulla discesa di varie goccioline sul finestrino.
Sperava di riuscire a tenere le due vite separate, ma è impossibile. Se ne sta rendendo conto. La paura se la porta sempre dietro, ma forse è anche questa che la spinge a godersi ogni momento. Si è trovata davanti tanta sicurezza che si è dovuta adeguare. Sta imparando a fare i conti con diverse situazioni e strette allo stomaco.
Sperava di riuscire a tenere le due vite separate, ma è impossibile. Se ne sta rendendo conto. La paura se la porta sempre dietro, ma forse è anche questa che la spinge a godersi ogni momento. Si è trovata davanti tanta sicurezza che si è dovuta adeguare. Sta imparando a fare i conti con diverse situazioni e strette allo stomaco.
Decide di non pensarci, di optare per una giornata immersa nel lavoro e in altri piccoli piaceri. Quindi, dopo essersi impegnata in una traduzione decide di spendere soldi. La cosa migliore che riesce a una donna e non c'è posto migliore del Macy's. È lì che si rifugia. Si gira praticamente tutte le vetrine di ogni piano del negozio, sembra alla ricerca di qualcosa. Si sofferma sulle vetrine dei negozi da uomo, ma non sembra trovare quello che le serve.
E dopo aver girato due piani decide di sedersi.
Strano posto il centro commerciale, puoi incontrare davvero chiunque. Si può correre il rischio di incontrare persone interessanti. Si attacca bottone in modo davvero assurdo e tutto nasce da lì. Una domanda, un discorso filosofico, un gioco investigativo che non si conclude e si finisce con il passaggio di un biglietto da visita. Il tempo di attesa è stato alleggerrito. Reciprocamente.
Per diversi minuti la mente è completamente liberata. Niente discorsi sulla fine del mondo. Su doppi che compaiono. Su un ragazzo da ricercare. Niente preoccupazioni. Proprio come era fino a qualche mese prima. Un tempo che le sembra così lontano. E lo rimpiange?
No.
L'incontro fortunato finisce. Ognuno per la sua strada.
Cammina sotto la pioggia e la mente ricomincia a lavorare. Forse troppo. Ed è per questo che non riesce nemmeno a mostrarsi amichevole verso chi non le ha fatto proprio nulla. Forse è solo una sensazione a pelle, ma è più forte di lei. Finisce col rinchiudersi nella sua camera all'Hive, trattenendosi dal tirare pugni contro il muro, preferendo prendere il cuscino e urlarci contro. Ma non si ferma lì.
Non sa bene a che ora rientra a casa. Ancora fradicia perché gli ombrelli non le piacciono e perché si è fatta lasciare a qualche isolato da casa. Una doccia calda, quasi potesse lavarsi via quell'ansia che si porta dietro. Alla fine si mette a letto. Il suo gatto accanto che le fa le fusa. Telefono in mano e occhi puntati sullo schermo. Sta chiaramente aspettando. Sperando che arrivi un messaggio. O una chiamata. Qualsiasi cosa. Non si sa esattamente da chi. E alla fine si addormenta.
Per poco. Solo qualche ora.
Sono le cinque di mattina, circa, quando il profumo di caffè riempie quella cucina che è luogo di incontri mattutini inaspettati, di pensieri e rassicurazioni, di abbracci, di richieste e di promesse. Questa volta è lei a dover rassicurare. Le viene spontaneo farlo. La cucina è luogo di ritrovo. E lo è anche questa volta. Le parole escono, non sempre con facilità. Ma ci si ritrova. Ci vuole essere. L'ansia sembra lasciar spazio ad altro. Seppure rimanga sempre quella maledetta paura di fondo.
Ma tutto viene messo da parte. Anche questa volta.
Mette da parte anche una nuova giacca, un mazzo di chiavi e il caffè fatto e non toccato.
Perché richiudere gli occhi con una stufetta personale nel proprio letto ha la priorità su qualsiasi cosa. Ed è una delle cose che preferisce.
E dopo aver girato due piani decide di sedersi.
Strano posto il centro commerciale, puoi incontrare davvero chiunque. Si può correre il rischio di incontrare persone interessanti. Si attacca bottone in modo davvero assurdo e tutto nasce da lì. Una domanda, un discorso filosofico, un gioco investigativo che non si conclude e si finisce con il passaggio di un biglietto da visita. Il tempo di attesa è stato alleggerrito. Reciprocamente.
Per diversi minuti la mente è completamente liberata. Niente discorsi sulla fine del mondo. Su doppi che compaiono. Su un ragazzo da ricercare. Niente preoccupazioni. Proprio come era fino a qualche mese prima. Un tempo che le sembra così lontano. E lo rimpiange?
No.
L'incontro fortunato finisce. Ognuno per la sua strada.
Cammina sotto la pioggia e la mente ricomincia a lavorare. Forse troppo. Ed è per questo che non riesce nemmeno a mostrarsi amichevole verso chi non le ha fatto proprio nulla. Forse è solo una sensazione a pelle, ma è più forte di lei. Finisce col rinchiudersi nella sua camera all'Hive, trattenendosi dal tirare pugni contro il muro, preferendo prendere il cuscino e urlarci contro. Ma non si ferma lì.
Non sa bene a che ora rientra a casa. Ancora fradicia perché gli ombrelli non le piacciono e perché si è fatta lasciare a qualche isolato da casa. Una doccia calda, quasi potesse lavarsi via quell'ansia che si porta dietro. Alla fine si mette a letto. Il suo gatto accanto che le fa le fusa. Telefono in mano e occhi puntati sullo schermo. Sta chiaramente aspettando. Sperando che arrivi un messaggio. O una chiamata. Qualsiasi cosa. Non si sa esattamente da chi. E alla fine si addormenta.
Per poco. Solo qualche ora.
Sono le cinque di mattina, circa, quando il profumo di caffè riempie quella cucina che è luogo di incontri mattutini inaspettati, di pensieri e rassicurazioni, di abbracci, di richieste e di promesse. Questa volta è lei a dover rassicurare. Le viene spontaneo farlo. La cucina è luogo di ritrovo. E lo è anche questa volta. Le parole escono, non sempre con facilità. Ma ci si ritrova. Ci vuole essere. L'ansia sembra lasciar spazio ad altro. Seppure rimanga sempre quella maledetta paura di fondo.
Ma tutto viene messo da parte. Anche questa volta.
Mette da parte anche una nuova giacca, un mazzo di chiavi e il caffè fatto e non toccato.
Perché richiudere gli occhi con una stufetta personale nel proprio letto ha la priorità su qualsiasi cosa. Ed è una delle cose che preferisce.
sabato 21 gennaio 2017
Tecniche Psicologiche pt.2
"Ti va se ti passo a prendere?"
"E dove mi porti?"
"E dove mi porti?"
"Ovunque vuoi"
..e poi crollò addormentato.
Ecco le conseguenze di avere le chiavi di casa.
Ecco le conseguenze di avere le chiavi di casa.
<3
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sabato 14 gennaio 2017
Tecniche Psicologiche
"Sono stato bene questi giorni con te. Mentirei se dicessi che non sono venuto con l'idea di riprovarci.. e così ho fatto. Ci ho provato, ho sperato che tornassi con me sull'aereo del ritorno, ma.. va bene così. Ti ho trovato bene. Più di quanto immaginassi. E forse di quanto sperassi. È stato bello averti ancora intorno, sentire il tuo accento americano e poterti ancora abbracciare."
Quando legge queste parole è notte fonda. Una notte passata insonne, forse a causa anche degli incontri degli ultimi giorni. Di uno in particolare. Se ne sta seduta nel proprio letto, schiena contro i cuscini inclinati e accatastati a dovere, gambe distese e coperte dal piumone giallo che ricopre tutto il letto. Il pc sulle gambe. La stanza illuminata dalla luce del monitor. Sul comodino, lì accanto, una tazza fumante con una tisana appena fatta; accanto alle sue gambe, sul letto, una palla di pelo rossa che dorme indisturbata. Il suo fidato coinquilino che la segue praticamente ovunque, la riempie di graffi sui piedi e lascia pelo sugli abiti e coperte. Distoglie lo sguardo dal monitor e prende una bella boccata d'aria, le mani che passano tra i capelli e si soffermano sulla nuca. Sposta lo sguardo verso dettagli della propria camera appena illuminati, come se cercasse qualcosa. Ma niente. Torna a leggere.
"Qualche settimana fa mi hai scritto che torneresti indietro e rifaresti tutto, ma che, alla fine, ritorneresti comunque dove sei ora. Che non cambieresti nulla. Bè, lo stesso vale per me. Salire ancora su quell'aereo e cercherei ancora di riportari indietro. Anzi, probabilmente ci proverei ancora di più. La ditta per cui lavoro ha una sede a New York. Già prima di venire con gli altri mi ero informato e mi sono candidato per il trasferimento. Sto aspettando una risposta.."
Alza gli occhi al cielo e sospira. Non finisce nemmeno di leggere quella mail, chiude il proprio portatile e scivola sotto le coperte, si gira sul fianco e inizia ad accarezzare la palla di pelo rossa, ancora senza nome.
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"Perché hai idee così stupide? Non è giusto!"
"Sono sensate e anche tu lo sai. E poi ne abbiamo già parlato. Andrà bene, tranquilla".
Probabilmente ci deve fare l'abitudine a sentirsi dire quelle parole, seppure non è scontato che facciano effetto o che lei le prenda seriamente in considerazione. Sì, ne hanno parlato, ma dentro la sua testa, seppure in lontananza, vive quella ipotesi. Quella minuscola ipotesi che la porta a scombussolare tutto, a smuoverle qualcosa dentro. Stringe le mani a pugno e sbuffa peggio di un toro. Si arrabbia. E non si sa esattamente con chi. Si arrabbia e aggiunge questa emozione alla paura, alla preoccupazione di poter perdere tutto. Il problema sembra più grande di lei. È più grande di lei, ma non ha intenzione di rimanere passiva a vedere qualcuno che le porta via tutto. Eppure, queste preoccupazioni sembrano capaci di farla a pezzi. Di renderla incapace di reagire. Soprattutto quando, anche se per una simulazione, quella paura le si presenta davanti agli occhi.
Poi ci pensa un braccio intorno alle spalle a rimettere insieme tutti i pezzi. Una presa calda, sicura e protettiva. Poche parole, pochi gesti. Quelli giusti. E tutto sembra riacquistare un senso. Anche solo giocando con dei baffi e sentendosi adolescenti nel dire quello che si prova. Perché alla fine è questo che conta.
Ogni cane che vuole un biscottino è un grande psicologo. Così pare.
Ed è una tecnica che funziona.
sabato 7 gennaio 2017
New York
"Andrea! Endlich! Si può sapere dov'eri finita?!"
"Scusatemi, ho avuto un contrattempo qui a casa e.."
"Non è che ci stai ripensando perché c'è.."
"Non è che ci stai ripensando perché c'è.."
"No, no, assolutamente. Va bene. Cioè. Ok. Mi sono assicurata che alcune cose si sistemassero un po' qui, ecco."
"Meno male, abbiamo tanta voglia di vederti."
"Anche io.."
"Meno male, abbiamo tanta voglia di vederti."
"Anche io.."
;
Scende da quell'aereo con un nervosismo che si percepisce a distanza di metri. Telefono in mano, intenta a mandare qualche messaggio. Arriva all'uscita e se li ritrova lì davanti. Due tedeschi, uno spagnolo, un'italiana e un turco. Sembra quasi una barzelletta. In un certo senso quel nervosismo aumenta, ma per qualche istante viene messo da parte e si avvicina per abbracciarli, un abbraccio di gruppo. Ancora insieme dopo diversi mesi. Manca solo una persona in quell'abbraccio. Sta ancora abbracciando i suoi amici quando ne incrocia lo sguardo. Sorriso che scema gradualmente, cuore che batte all'impazzata e l'imbarazzo dilaga, soprattutto quando ognuno torna al proprio posto e tutti assistono alla scena. Tutti in attesa.
Per fortuna c'è Yosef che interrompe tutto. Si avvicina ad Andrea, le passa un braccio intorno alle spalle e prende parola: "Bene, ora che la combriccola si è riunita, andiamo a divertirci". Le prende la borsa e se la porta verso l'uscita dell'aeroporto, con a seguito tutti gli altri. Lo guarda con un forte senso di gratitudine, lui le sorride "Tranquilla, vale ancora la regola di una birra per ogni volta che ti salvo?" "Naturalmente" "Bene, saranno tre giorni interessanti".
;
È in cucina a recuperare qualcosa dal frigorifero e quando lo richiude Borja rientra nel suo campo visivo. Abbassa lo sguardo e sospira. Si avvicina al tavolo lì in mezzo e lui si volta a guardarla. Gli accenna un mezzo sorriso, un po' imbarazzata e poi si avvia verso il soggiorno, dove ci sono tutti gli altri.
"Andrea.." allunga la mano per prenderla per il braccio "..per favore." Tono di voce basso, poi lascia la presa. Lei sospira e alla fine si volta. Almeno lo guarda in faccia. "Birra?" gliene offre una e sembra una specie di resa.
"Preparo i nachos, mi fai compagnia?"
Ci pensa un attimo, poi annuisce.
Yusef si affaccia giusto un paio di volte, forse sperando di aggiungere altre birre alla sua lista.
Ma non ce n'è bisogno.
;
Girano per la città, così come hanno fatto insieme per l'Europa. Non mancano foto di rito, per la maggior parte sceme. Praticamente fanno tappa ad ogni baracchino possibile e immaginabile per riempirsi di Hot Dog, perché "solo in America fanno queste cose" (cit.)
Hanno cercato in tutti i modi di dissuaderla dal comprare un cappellino a forma di corona davanti alla Statua della Libertà, ma non c'è stato verso. E si sono pure rifiutati di farle una foto. Che razza di amici. Hanno fatto una passeggiata immensa per Central Park fino ad avere i piedi doloranti. E poi, ovviamente, sono saliti in cima all'Empire State Building. E di fronte a uno spettacolo simile non si può rimanere indifferenti.
"Avevi proprio ragione, Andrea, è stra figo" e mentre viene detta questa frase, sente un braccio che le passa intorno alle spalle. Sa bene chi è.
"Io ho sempre ragione, ve lo dico da sempre.." e nel dirlo scivola via da quella presa "..scusi, ci fa una foto?"
;
"Noto che la mania del tè prima di dormire non ti è andata via.. sei ancora drogata di caffè?"
"Ovviamente, non capisco quelle persone che non lo bevono.."
Versa l'acqua in altre due tazze, scelgono la bustina e poi rimette la scatola a posto. Tempo di richiudere l'antina e lo sente alle sue spalle, sente le sue mani sui fianchi. China il capo verso il suo orecchio. "Ich vermisse dich" mi manchi e le lascia un bacio leggero sulla guancia.
"Ich auch" risponde lei, con un filo di voce e prima che lui possa fare altro, scivola via di lato, liberandosi da ogni contatto. "Ma è finita, Borja. Lo sai." aggiunge ricercandone lo sguardo.
"..torna con me in Europa, nena" si riavvicina, ma lei non si scompone.
"Ne abbiamo già parla-"
"..è perché c'è quello lì"
"Andiamo di là con gli altri" e tronca così qualsiasi discussione. Gli passa accanto per recuperare la sua tazza di tè e nel farlo si solleva sulle punte e gli stampa un bacio sulla guancia. Poi gli porge anche la sua tazza. Ma torna da sola verso il soggiorno con gli altri.
;
"Andrea, ma Philadelphia è qui vicino.."
"..sì, in treno è pochissimo.."
"..dai, invadiamo la città!"
"..sì, in treno è pochissimo.."
"..dai, invadiamo la città!"
"Tanto l'aereo è domani sera.. ce la facciamo.."
"Sì, andiamo"
"Che ne pensi Andrea?"
"..bè, avete già deciso. Andiamo!"
"Sì, andiamo"
"Che ne pensi Andrea?"
"..bè, avete già deciso. Andiamo!"
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lunedì 2 gennaio 2017
Falò.
"Veloce, spegnilo!"
Tutto stava andando proprio per il meglio. Forse anche grazie alla presenza del buon vino in tavola. Poi sì, si è sentita mancare il pavimento sotto i piedi, lo stomaco che si è attorcigliato in ogni modo possibile e immaginabile, il cuore che ha iniziato a correre all'impazzata. Tutto è successo così in fretta. E così, di fretta, si è ritrovata fuori casa propria per entrare in una ormai familiare. Di cui ha pure le chiavi.
Poche parole. Tante occhiate preoccupate. Tanti gesti un po' impacciati. Si avvicina e si allontana. Anzi, non riesce nemmeno ad avvicinarsi come vorrebbe.
È una notte davvero lunga. Gli occhi si chiudono, ma ad ogni minimo movimento, rumore, odore, subito scatta su con la schiena. Raggiunge di corsa la porta della camera, la mano sulla maniglia, pronta a intervenire, il cuore che batte ancora. Ma non varca quella soglia. Non ce n'è bisogno, forse. Non sa cosa fare. Doppio forse.
E ci prova, comunque.
Stringe i pugni a qualche risposta ricevuta, conta fino a dice, o venti, o cento prima di rispondere. Ma non sempre. Ma comunque non se ne va. Resta lì, nonostante qualcosa dentro le dica di muovere quelle gambe e andarsene altrove.
;
"Andrea, ci stiamo imbarcando! Non ci credo! Ci vediamo tra qualche giorno!"
Ebbene sì, ci sono visite in arrivo. Legge quel messaggio diverse volte. Ha un mezzo sorriso stampato in viso, ma non risponde. C'è qualcosa che stona, nel complesso. Abbandona il telefono sul letto e finisce di preparare quella mini borsa per quel Capodanno organizzato all'ultimo. Addio al lago con amici e colleghi, benvenuta serata a mollo. Potrebbe diventare un pesce, forse.
Esce di casa e controlla che tutto sia in ordine. La palla di pelo rossa che dorme sul divano, gli ha messo il cibo per la sera e ha pure un po' abbondato per la colazione. Si chiude la porta alle spalle. Un paio di giri di chiave e poi scende lentamente le scale. Sembra se la stia prendendo comoda. Molto comoda. Riprende pure il telefono e rilegge il messaggio. Scrive qualcosa, ma poi cancella.
Prende una grande quantità di aria prima di uscire definitivamente di casa.
Ma per fortuna, per Capodanno, gli unici fuochi sono stati quelli d'artificio.
Si è messa d'impegno, all'inizio, poi le cose sono venute fuori normalmente, in modo spontaneo. Tutto è andato bene.
;
Un altro messaggio.
"Andrea?"
No, non ha ancora risposto.
Tutto stava andando proprio per il meglio. Forse anche grazie alla presenza del buon vino in tavola. Poi sì, si è sentita mancare il pavimento sotto i piedi, lo stomaco che si è attorcigliato in ogni modo possibile e immaginabile, il cuore che ha iniziato a correre all'impazzata. Tutto è successo così in fretta. E così, di fretta, si è ritrovata fuori casa propria per entrare in una ormai familiare. Di cui ha pure le chiavi.
Poche parole. Tante occhiate preoccupate. Tanti gesti un po' impacciati. Si avvicina e si allontana. Anzi, non riesce nemmeno ad avvicinarsi come vorrebbe.
È una notte davvero lunga. Gli occhi si chiudono, ma ad ogni minimo movimento, rumore, odore, subito scatta su con la schiena. Raggiunge di corsa la porta della camera, la mano sulla maniglia, pronta a intervenire, il cuore che batte ancora. Ma non varca quella soglia. Non ce n'è bisogno, forse. Non sa cosa fare. Doppio forse.
E ci prova, comunque.
Stringe i pugni a qualche risposta ricevuta, conta fino a dice, o venti, o cento prima di rispondere. Ma non sempre. Ma comunque non se ne va. Resta lì, nonostante qualcosa dentro le dica di muovere quelle gambe e andarsene altrove.
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"Andrea, ci stiamo imbarcando! Non ci credo! Ci vediamo tra qualche giorno!"
Ebbene sì, ci sono visite in arrivo. Legge quel messaggio diverse volte. Ha un mezzo sorriso stampato in viso, ma non risponde. C'è qualcosa che stona, nel complesso. Abbandona il telefono sul letto e finisce di preparare quella mini borsa per quel Capodanno organizzato all'ultimo. Addio al lago con amici e colleghi, benvenuta serata a mollo. Potrebbe diventare un pesce, forse.
Esce di casa e controlla che tutto sia in ordine. La palla di pelo rossa che dorme sul divano, gli ha messo il cibo per la sera e ha pure un po' abbondato per la colazione. Si chiude la porta alle spalle. Un paio di giri di chiave e poi scende lentamente le scale. Sembra se la stia prendendo comoda. Molto comoda. Riprende pure il telefono e rilegge il messaggio. Scrive qualcosa, ma poi cancella.
Prende una grande quantità di aria prima di uscire definitivamente di casa.
Ma per fortuna, per Capodanno, gli unici fuochi sono stati quelli d'artificio.
Si è messa d'impegno, all'inizio, poi le cose sono venute fuori normalmente, in modo spontaneo. Tutto è andato bene.
;
Un altro messaggio.
"Andrea?"
No, non ha ancora risposto.
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