Sandman Machine.
Ha perso ormai la cognizione del tempo. Non sa da quanti anni sia lì. Le è successo di vedere una volta i suoi genitori, ma le sembra passato un sacco di tempo. Ormai ci ha fatto l'abitudine a non avere alcun contatto con il mondo esterno. Si è chiusa un po' in sé e si è convinta di dover resistere in quell'ambiente e comportarsi al meglio, evitando il prolungamento della pena. Pochi legami. Tanta diffidenza. Parole giuste e pensate. Ha imparato a muoversi per ottenere del guadagno e senza mettersi contro chi gliel'avrebbe fatta pagare. Dormire bene è un lusso che non si può permettere. Ha sempre l'orecchio vigile, attento. Deve sempre guardarsi intorno, cogliere gli sguardi e gli intenti altrui. Non vuole guai, li evita. Ma a volte sono proprio loro che la cercano.
Ci ha provato a far filare tutto liscio. Ma il carcere è un ambiente imprevedibile e che non puoi conoscere fino a quando non ci sei dentro. Si deve fare attenzione a qualsiasi cosa, anche a chi ti siedi accanto per la mensa. A non fare commenti per il pranzo che è stato preparato. A non bisbigliare perché viene interpretato come un complotto nei confronti di qualcuno. Devi tenere sottocontrollo le tue cose, o non sai chi te le può prendere. Devi stare attenta a non restare da sola con alcune persone, perché non sai quali siano le loro intenzioni. E a volte sarebbe meglio non saperle. E avrebbe preferito non saperle.
Il carcere è una realtà che cambia.
Che segna dentro. Soprattutto quando ci si finisce con la consapevolezza di essere nel giusto. E ci si ritrova circondati di criminali. Quelli che si combattono tutti i giorni, solo che non si ha la propria squadra a coprire le spalle. Si è da soli. Ci sei tu e tu soltanto.
Philadelphia, South Side.
Neanche questa notte ha dormito molto, ma è stata apparentemente più serena dei primi giorni da quando è uscita. Quando riapre gli occhi ci sono due cose che nota: la stanza diversa, un corpo vicino al suo. In un primo momento pensa che sia un sogno, quel sogno che ha fatto per tutti quegli anni virtuali, e se non era quella camera, era la sua a Houston. Poi le viene un colpo. Non appena capisce di avere qualcuno al proprio fianco sobbalza. Scatta di lato e si scosta velocemente. Ha il cuore che batte a mille, il respiro che si fa più veloce. Fortuna che c'è abbastanza luce per capire dove si trova. Ed è la realtà vera, non quella virtuale. La persona che ha accanto è vera. Una persona amica. Socchiude gli occhi e poggia la testa contro le ginocchia. Mormora delle scuse e passano diversi secondi prima di rimettersi sotto le coperte e riavvicinarsi. Non si riaddormenterà più, ma cercherà principalmente di calmarsi e riabituarsi a quella situazione che tanto le era mancata, ma che le pare così lontana.
Ha accumulato tanta rabbia. Tanta diffidenza.
Eppure c'è una determinazione di base: non vuole darla vinta a nessuno. Si vuole riprendere quello che le è stato ingiustamente tolto. Ha del tempo da recuperare e delle persone a cui farla pagare. Ha lasciato velocemente il suo appartamento nella Old City e per ora si appoggia all'Hive. Vive lì. Deve recuperare la memoria sui casi che stanno seguendo, riprendere le indagini e converge lì tutto il suo dissenso. Vuole dare il meglio per combattere la causa. Non vuole farsi vedere vulnerabile. Quello non è cambiato. Si tiene dentro tutto. Forse è anche per questo che non appena c'è un commento fuori posto scatta, lancia birre addosso a qualche compagno, o lo prende a parole. Per ora non è ancora capitato che avesse una pistola in mano, per fortuna. È tornata. Ha appeso la sua maschera quando gira all'Hive, ma ne ha indossata una ancora più grande davanti a tutti.
Non ha bisogno di nessuno.
Come se niente fosse cambiato.
Intanto si spaventa sentendo qualcuno al suo fianco a letto.
Ha accumulato tanta rabbia. Tanta diffidenza.
Eppure c'è una determinazione di base: non vuole darla vinta a nessuno. Si vuole riprendere quello che le è stato ingiustamente tolto. Ha del tempo da recuperare e delle persone a cui farla pagare. Ha lasciato velocemente il suo appartamento nella Old City e per ora si appoggia all'Hive. Vive lì. Deve recuperare la memoria sui casi che stanno seguendo, riprendere le indagini e converge lì tutto il suo dissenso. Vuole dare il meglio per combattere la causa. Non vuole farsi vedere vulnerabile. Quello non è cambiato. Si tiene dentro tutto. Forse è anche per questo che non appena c'è un commento fuori posto scatta, lancia birre addosso a qualche compagno, o lo prende a parole. Per ora non è ancora capitato che avesse una pistola in mano, per fortuna. È tornata. Ha appeso la sua maschera quando gira all'Hive, ma ne ha indossata una ancora più grande davanti a tutti.
Non ha bisogno di nessuno.
Come se niente fosse cambiato.
Intanto si spaventa sentendo qualcuno al suo fianco a letto.
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"Perchè Ben ti vuole bene e mi fido del suo giudizio sulle persone, perchè credo che ti possa servire una mano tesa in questo momento, e perchè sei l'unica persona sana di questa città che ho incontrato che tifi Lakers. Perchè sei la sorella di Jimmy, perchè hai talento e sei - per quanto ho sentito io a pelle - una persona per cui val la pena di restare e di combattere."
Wait...
*esita lui. perché, non è dato saperlo, ma sembra poco propenso a interrompere la comunicazione. Poi, forse fa una cosa che non aveva mai fatto, o di cui non ha memoria recente*
Ti voglio bene, Andrea. Non sparire, please. *un'altra pausa*
"Ciao."
"Ciao.."