mercoledì 31 maggio 2017

The Sh(a)ow Must Go On.

Philadelphia, Giugno 2025.

Ci sarà pure una navicella spaziale sopra le loro teste, ma la vita va avanti. Sono sul baratro di una guerra che non possono evitare, ma non per questo si lascia da parte il resto. Non l'ha fatto in passato e non lo farà. E non lo sta facendo adesso.
È arrivato il grande giorno: la conclusione dei suoi studi. Finalmente. Con molta calma, con molte peripezie nel mezzo, viaggi, un arresto e tanto altro, anche lei giunge alla fine di quello che è stato un grande percorso durante la sua vita. Indossa con immensa soddisfazione la sua toga e quel cappellino in testa, stringe con decisione la mano del presidente del corso, così come quella del suo professore che ancora una volta le chiederà di lavorare con lui, nonostante i suoi recenti trascorsi. Sorride compiaciuta ai suoi genitori, a Jimmy, a Galen e ad altre persone lì riunite per quella giornata, tra cui Borja. Isabelle è ricapitata a Philadelphia proprio in quei giorni e l'ha voluta con sé. Ha anche avvisato Nicholas, giusto un semplice messaggio, nulla di più. Tante foto di cui forse solo un paio la ritraggono con una faccia decente. Bottiglie di spumante ovunque. Non importa dell'astronave che gravita sopra le loro teste. È uno di quei momenti in cui il resto del mondo viene lasciato da parte. È insieme alle persone che ama, deve analizzare attentamente le reazioni dei genitori nell'incontrare Galen e viceversa (che non potrà andare sicuramente peggio dell'ultima volta dove c'è stato un bel falò improvvisato), far bere Jimmy sfruttando la scusa che la sua laurea è festa nazionale e cose così. Solo belle cose.
E una è andata.

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Zona Industriale, Giugno 2025.

La nuova base dei Night Soldiers, ormai, è ufficialmente attiva. Si sono mossi in fretta e senza destare sospetti. Quella al porto è stata completamente abbandonata. Nessun controllo, accessibile a chiunque -se si trova l'ingresso- e la cosa è stata voluta: ci sperano che le Fenici arrivino nella Sala Esagonale per vedere comparire su tutti gli schermi la stessa immagine: un bel dito medio con la frase "Ritenta, sarai più fortunato". Più altri messaggini lasciati qui e là per sbeffeggiare i loro rivali.
La nuova base è su due piani, il primo raggiungibile da tre punti diversi tra vecchie fabbriche, tutti portano a uno spazio da cui si apre un portone sul corridoio principale. Sulla destra si aprono stanzoni diversi, tra cui la nuova Stanza Centrale, l'Infermeria decisamente più attrezzata della precedente, un laboratorio meccanico, una cucina con adiacente uno spazio comune. Sulla sinistra del corridoio principale un altro più piccolo conduce verso le camere. Al piano inferiore non manca il garage con tutti i mezzi, a cui si aggiungono le celle dei prigionieri e una stanza piuttosto ampia per gli allenamenti.
Raggiunge le postazioni di sorveglianza e prende posto accanto a Martin, il suo compagno fidato in quella seconda famiglia. Gli fa compagnia fino alla fine del turno, poi gli propone di andare ad allenarsi, ormai lo usa come cavia per il suo obiettivo: abbattere una shell. Una in particolare. E poi anche per un altro motivo che può quasi sembrare banale: gli allenamenti con Martin sono sempre stati i suoi preferiti. E sempre lo saranno.

Se c'è una cosa di cui è certa è che anche questa volta i NS non si faranno da parte di fronte alla guerra che si sta avvicinando. Non saranno le parole di Burton a farli stare in panchina, non saranno le sconfitte recenti contro il Syndacate o il cartello Messicano. I Ns ci sono e sono ancora più combattivi di prima, perché tutti hanno dei buoni motivi per continuare a stare su questa terra e tentare di renderla un posto migliore.

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Rientra a casa. Finalmente in una nuova casa che sente sua. Un trilocale con un terrazzino a confine tra il centro e il South, grazie ai contatti che le sono stati dati da Ben. Ogni tanto conoscere persone importanti ha il suo vantaggio. Avere amici come lui è una grande fortuna.
Appena entra compare subito la palla di pelo rossa che mai avrà un nome, ma che non perderà mai il vizio di strusciarsi contro le sue gambe. La prende in braccio mentre molla le chiavi e il casco sul divano, raggiunge il frigorifero e prende una bottiglietta d'acqua. Non ha molto tempo per mettersi comoda. Coccola un po' il gatto, poi deve fare le ultime chiamate. Emma le ha dato fiducia, si sta impegnando con Neverland e deve assicurarsi che tutto sia in ordine per quel weekend prolungato. Ha lasciato le chiavi a Jimmy per venire a prendersi cura del gatto, ovviamente vietandogli in ogni modo i organizzare festini crimininali o di riempirlo di ragnatele, minacciandolo di far pubblicare sul Doubter una sua foto con il suo amato nomignolo "Jimminocuoricino".
Raggiunge la camera e c'è già una borsa sul letto, al suo interno qualche vestito e il necessario per il weekend. Ma non è la sola. Ce n'è un'altra già pronta, appoggiata a terra, in un angolo della camera. Non dorme da sola in quella camera. Non vive da sola in quella casa. Ha dato un mazzo di chiavi a Galen in maniera molto titubante, per via di come sono andate le cose l'ultima volta che l'ha fatto con qualcuno. Erano fuori città, in uno spiazzo belvedere dopo un giro in moto. Davanti a loro la città, quell'astronave che ormai è parte integrante del panorama. Gliele ha lasciate e ha sussurrato anche un "ti amo" molto impacciato. Perché la sua bravura nell'esporre i propri sentimenti è inversamente proporzionale alla sua bravura con le armi da fuoco. Ma ce l'ha fatta. Gliel'ha detto e ora lo aspetta per poter partire e prendersi quei giorni che si sono ripromessi, a Longport.

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Longport, 2030.

Longport è il luogo dove tante cose vengono messe da parte e si ha la possibilità di ritrovarsi e rigenerarsi. Hanno superato una guerra e chissà quante altre. I Night Soldiers non sono morti, sono una realtà sempre presente a Philadelphia, pronti a fare a proprio modo in barba a quelli della Force.
Il lavoro all'università procede bene, ha ottenuto una cattedra e viaggia un po' a destra e sinistra per il Paese per varie ed eventuali convention su chissà quali riflessioni letterarie, o semplicemente per fare da interprete al suo professore che con le lingue non se la cava molto bene. O forse la usa solo come scusa per averla come compagna di viaggio.
Non è nemmeno mancato un viaggio in Australia per andare a trovare Quinn e Dimitri, ma soprattutto Thomas, l'uomo della sua vita, il suo bambino preferito.
Gli allenamenti non sono mai mancati, così come le ore passate al poligono di tiro. Indagini, scontri, notti in infermeria, attimi di panico, birre in compagnia, turni interminabili alla sorvegliaza, missioni, maschere nuove, dipartite, le visite di Longshot.. nulla è mai mancato, fa tutto parte del gioco. Un gioco che la prende sempre di più e non ha motivo per tornare indietro.

Anche questa volta è con Galen. Ormai è una presenza costante e non potrebbe chiedere altro, così come non vorrebbe nulla di diverso. Come nelle altre occasioni, il resto del mondo è stato messo da parte. Anche se prima di partire ha ricevuto una lettera che l'ha sconvolta. Il mittente era Ben Birkenhead. L'ultima volta che lo ha visto è stato durante una sua piccola fuga in città, hanno bevuto un caffè, le solite chiacchiere di sempre, un paio di segreti condivisi e poi ognuno di nuovo alla propria vita, dove non sono mai mancati messaggi e chiamate. La loro è stata una bella amicizia, fino alla fine. È partita portandosi dietro il ricordo suo e di Emma. E ora sta seduta sulla spiaggia di Longport a osservare l'immensità dell'oceano che si allarga di fronte ai suoi occhi. Si stringe a Galen, lì dove tante cose sono iniziate per loro due, proprio sul baratro di quella che poteva essere la fine della Terra. Poche parole. Si lascia cullare dal suono delle onde, dalla brezza che tira e dall'abbraccio del ragazzo al suo fianco. Qualche semplice effusione, qualche sussurro - adesso meno impacciata- e tutto si ferma e va bene così.
Il sogno di prendere il largo su una barca per pescare e vivere delle torte offerte dalle pazienti di lui è sempre lì, aleggia sempre sulle loro teste, quasi fosse uno scherzo. Ma c'è. Così come c'è la consapevolezza che non resisterebbero troppo, che la loro vita non è quella, ma che Philadelphia chiama. E loro rispondono.
Once Night Soldier, Always Night Soldier.


The Sh(a)ow must go on.



giovedì 11 maggio 2017

A Longport tutto andava bene. Una parte di lei sarebbe rimasta in quella parte di mondo a godersi il mare, il sole, le passeggiate sulla spiaggia, le mangiate a base di pesce, i giri in bicicletta, i libri in terrazza, la compagnia del suo ragazzo, gli scherzi, i silenzi, piccole discussioni, i piedi freddi sotto le coperte e tanto altro. Si è veramente informata su quanto possa costare una barchetta per intraprendere la carriera da pescatore. Ma l'altra parte di lei fremeva per rientrare in città. Si è concessa giusto qualche giorno per staccare la spina dopo gli ultimi avvenimenti, dopo l'arresto, la Sandman. Ha avuto bisogno di respirare. Riprendere in mano una vita che pensava non le appartenesse più. O meglio: le apparteneva sei anni fa. Sei anni nella sua testa. 
Le manca Longport. Ma non ci vivrebbe mai. Resta un semplice appiglio a cui aggrapparsi quando si arriva al limite. Basta salire sulla propria macchina, proseguire dritto, fare la costa e parcheggiare. Se poi si è su due ruote è ancora meglio.

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La vita prosegue e lei si sta rimettendo in gioco. Un'astronave aliena gravita sopra le loro teste, si è parcheggiata proprio sopra la città e con sé porta un'altra incombente minaccia. La Terra è in pericolo. Un'altra volta. Ormai non si sorprende più di niente. Che altri pensino ai rapporti diplomatici, qui sulla terra, tra le strade, serve sporcarsi le mani. 
Non si aspettava sarebbe stato facile essere il nuovo leader di questa squadra, ma deve iniziare a fare i conti con il fallimento. Scontri persi, trappole, compagni di squadra feriti e addirittura morti, eventi inaspettati che scombussolano l'esito di un piano. Ma per fortuna tutto non grava solo sulle sue spalle. Ha riscoperto il valore e l'importanza della sua squadra. 
Ha fatto una scelta. Ha scelto Martin, alla fine. Ci pensava da tanto, ora è ufficiale. Lo ha scelto come suo braccio destro, ha bisogno del suo consiglio e sapere di averlo accanto la sostiene. Nonostante la Shell. "Sei una delle persone di cui mi fido maggiormente qui dentro".
Lincoln, invece, è stato richiamato a New York. Lascia i NS di Philadelphia e ora più che mai sente la responsabilità della squadra sulle sue spalle. Saperlo all'Hive era una certezza, sgravava in qualche modo la difficoltà di prendere decisioni. Era comunque un grande punto di appoggio. Ora deve imparare a camminare sulle proprie gambe. E ad affidarsi ai suoi compagni, di nuovo.

L'Hive è diventata la sua casa da poco più di un mese e già non ne può più. Non ne può più di svegliarsi e trovare quel soffitto così anonimo, come tutto il resto. Ci sono solo alcuni libri e una foto incorniciata che ritrae la spiaggia di Longport, il mare e un ragazzo di spalle che cammina. Ha qualche vestito, ma il grosso lo ha lasciato nel suo appartamento nella Old City. Quando può sfrutta la casa di Galen per dormire in un vero letto, per avere un po' di pace in un ambiente silenzio e sì, ovviamente per stare con lui. Si sente come se avesse del tempo da recuperare con lui. Tre giorni che sono stati sei anni. Ma lui è una delle poche certezze che è rimasta.
 C'è la possibilità di un appartamento nel South e ci sta pensando. Ma non ne è del tutto convinta. E poi il ritorno al lavoro. Anche se non è lo stesso. Non è come prima. Ma il suo professore crede ancora in lei e la vuole nel suo team. 

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Succede che un giorno decide di tornare nella Old, in quell'appartamento che è stata casa sua per diversi mesi. L'intenzione è di stare da sola. Sfruttare un vero bagno, un divano. Il suo letto. Ma quando apre la porta c'è una sorpresa. Non è da sola. E quell'incontro si trasforma nell'ennesima litigata. Si è sentita esclusa. Completamente esclusa. Quella macchina ha cambiato lei. Ma ha cambiato anche lui. Viene a conoscenza di nuovi sviluppi dopo che sono già in corso, per puro caso. Uno scatolone di troppo, forse. Forse quel "pensavo ci saremmo sempre detti tutto" appartiene a un'altra vita. Una vita che le sembra così lontana, ma che era sotto le sue mano fino a un mese fa. C'è ancora tanta incomprensione. Cioè, c'è sempre stata. Ma questa volta è diverso. 
Riprende il proprio casco ed esce di casa.

Casa?