venerdì 31 marzo 2017

The Chair.

Houston, Texas.

Un tardo pomeriggio come altri, passato in camera di Coline, sua fidata compagna di scuola, intente a mettersi lo smalto ai piedi e a ripassare per l'interrogazione del giorno dopo, oltre a divagare su quanto sia figo Ewan Collins, soprattutto ora che è entrato nella squadra di football. Il telefono è sempre lì accanto, perché appena arriva un messaggio si spera che sia sempre qualcosa di buono per cui deconcentrarsi e lasciare che la Storia rimanga tale e solo impressa sulle pagine di quel libro. Ma non è un messaggio, bensì una chiamata. Mamma.

"Ehi, m.."
"Andrea, sto venendo a prenderti. Fatti trovare pronta". La voce è allarmata, tremante. Segno che è successo qualcosa. Guarda Coline come se potesse trovare una risposta scritta sulla fronte della bionda. Ma niente, ovviamente.
"Mum, che.."
"Andrea, veloce."

Quando scende da quella macchina corre insieme alla donna all'interno del Pronto Soccorso di Houston. Ha il cuore che batte a mille e la testa impegnata a combattere diverse ipotesi, dalle più tristi alle più tragiche, cercando di far vincere la speranza. Passano ore sedute nella sala di attesa. Si stringono la mano e si fanno da supporto l'un l'altra, perché in quel momento ci sono solo loro due. Gli uomini di casa Ross sono entrambi nelle mani di altre persone. La loro macchina, invece, non esiste più, a quanto pare. Bevono bevande calde più per abitudine che per bisogno, parlano poco, non rispondono alle chiamate. Poi giunge il momento. Il momento più temuto: il dottore che esce dalla sala operatoria. Si cerca di capire qualcosa dalla sua faccia, dalla camminata. E se si interpretasse male? Si alzano in piedi e ancora non si staccano, l'una il supporto dell'altra. Il dottore parla e loro iniziano a piangere, si abbracciano tra di loro, si stringono forte e coinvolgono il medico con uno sguardo e un "grazie". 
Entrambi sono vivi.

Non le sono mai piaciuti gli ospedali. Soprattutto i medici. E poi l'odore di quelle stanze. Quei colori così smorti. Gente che cammina ovunque. Le sedie scomode. Sofferenza ovunque.
Quando entra nella stanza regna il silenzio, interrotto solo da un "bip" costante, segno che il cuore del fratello batte. Avanza di un paio di passi e tutto rientra nel suo campo visivo. Macchinari ovunque, quelli che si vedono nei film, ma di cui non conosce nemmeno il nome. E non le importa. Tutta la sua attenzione viene indirizzata verso il ragazzo che dorme in quel letto. Ci sono fasciature su diverse parti del corpo, oltre a qualche taglio sul viso. Rimane paralizzata per diversi secondi. Quasi non respira più. Poi si muove. Piano. Molto piano, per paura di poterlo svegliare. Solleva una delle sedie all'interno della stanza e la avvicina al letto. Si siede accanto a lui e con lo sguardo percorre tutto il suo corpo, in parte coperto dal lenzuolo. Trova la sua mano, la afferra attenta a non toccare i tubi collegati alla flebo. Stringe appena la mano, l'altro braccio funge da appoggio per la sua guancia mentre la mano viene indirizzata ai ciuffi ribelli di lui. Preme le labbra tra di loro. Ha già pianto abbastanza, ha versato infinite lacrime. Ora è giunto il momento della veglia. Gli resta accanto e si lascia cullare da quel continuo "bip", unico segnale capace di tranquillizzarla in questo momento.
"Ci sono qui io, James. Non ti accadrà nulla."

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Philadelphia.

La scena che le si para davanti è simile. Il contesto è diverso. I motivi che li hanno condotti lì sono quasi assurdi e mai ci avrebbe pensato. Questa volta lo ha visto a terra, privo di sensi, circondato dal suo stesso sangue. Ma c'era una missione da compiere e questa aveva la priorità. Si è sentita una macchina. Un mostro. Di fronte a una situazione simile non si sa quale razionalità abbia chiamato a sé, ma ce l'ha fatta. E ancora adesso, ora che lo guarda su quel lettino non si scompone. Non si è scomposta nemmeno dopo che l'hanno informata essere ancora vivo. Non ha guardato in faccia nessuno. Si informa delle condizioni, ma sembra un pezzo di granito. L'espressione del viso visibile non si deforma. Non si muove di un millimetro. Si è concessa giusto il momento di fare rapporto, le hanno proposto di guardare lì dove è stata colpita -la suit ha evidentemente i segni dei proiettili-, ma ha rifiutato. È di nuovo su quella sedia accanto al letto. Ha ancora la Colt Python con sé, quattro colpi a disposizione. Vigilia sul fratello. Che si facciano pure domande. Che scoprano pure il legame tra i due. Non ha importanza, al momento. Nulla ce l'ha. Il mondo circostante le suona tanto distante.

La priorità adesso è questa.
Lo è sempre stato.
Non c'è per nessun altro.

giovedì 23 marzo 2017

Angoli di pace.


"Ti consiglio di trovarti un angolo di pace. Ne avrai bisogno quando tutto va a rotoli. Un posto in cui poterti rintanare e ritrovarti, in cui staccare completamente e rilassarti".

Il suo angolo di pace lei l'ha trovato. E quel consiglio che le è stato dato diverso tempo fa, ora si ritrova a darlo a qualcun altro. Proprio quando lo ritira fuori per ricordare qualcosa di bello. Di positivo. Di diverso. Perché dopo aver provato tante emozioni negative, tanta rabbia, rancore, delusione e amarezza, sembra che tutto vada male. Quando rivivi la vita di qualcun altro e ti senti madre che lascia i figli e moglie che lascia il marito, quando senti delle emozioni che non sono tue, ma che comprendi.. allora hai bisogno di ritrovare qualcosa che ti appartiene. Qualcosa che tiene a galla. Qualcosa per cui vale la pena tutto quello che stai facendo.
Qualcosa per ricordare.. che la felicità non è una truffa.

lunedì 20 marzo 2017

Revolver II.

Pensava di essersi scaricata completamente. Che quegli spari le avessero concesso un momento di pausa da tutte le preoccupazioni del momento. Ancora qualche colpo, poi avrebbe fatto ritorno a casa. Si gira per recuperare una bottiglia d'acqua ed è in quel momento che Climber rientra nel suo campo visivo. Una maschera che deve ancora abituarsi a vedere all'interno di quel posto. Una conversazione semplice, seppure ci sia qualche domanda che la spiazza appena. Quelle domande fatte quasi a cas che, però, ci prendono. Apparentemente fatte a caso. Lei ha solo la maschera che le copre il viso, come fa di consueto quando è all'Hive. Lui ha pure lo scrambler. Una voce meccanica. Lui continua a mandare delle frecciatine, o così sembrerebbe.

"Stai iniziando a darmi sui nervi. Se devi dirmi qualcosa, dilla e ciao".
"Pensavo che.." e si toglie lo scrambler "..ci saremmo sempre detti tutto. Ma evidentemente nonè così".
Quella voce la riconosce al volo. Improvvisamente si sente mancare il pavimento sotto i piedi e ha bisogno di un appiglio per reggersi in piedi. Tra tutte le voci che poteva sentire, tra tutte le persone che potevano esserci dietro quella maschera.. lui era l'ultimo. Non c'è modo di spiegarsi. È tardi. Lui se ne va e lei lo lascia andare, non lo trattiene.
L'unica cosa che le viene da fare è sparare.

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Il giorno dopo è fuori dalla porta del proprio appartamento. Resta a fissarla diversi minuti prima di entrare. Sa perfettamente che dentro c'è lui e che il confronto, adesso, è obbligatorio. Oltre che necessario e vitale. Perché non si può andare avanti facendo finta di nulla. Non con lui. 
Quando apre la porta lo trova seduto al tavolo.
Non dice una parola, sfila la giacca e poi lo raggiunge, sedendosi proprio di fronte a lui. Inizia a parlare e sembra che si sia preparata quell'introduzione, parla con tono di voce basso e tutta la verità viene a galla. Una verità che non avrebbe voluto scoprisse in questo modo. Ma non basta. Sembra esserci dell'altro. L'incomprensione è parecchia. Si sente di fronte a un muro costruito con dispiaceri e delusione. Ma se c'è una cosa di cui è certa, è che non si pente di quello che sta facendo. Proprio no. 
Eppure si mette a piangere. Lei che odia farsi vedere così.
Ma lui è suo fratello. E può permettersi di mostrarsi vulnerabile, qualche volta.
Si abbracciano.
E non c'è modo migliore per sentirsi a casa.

"Ti voglio bene, James. Affronteremo anche questa.."
"Te ne voglio anche io, Andy.. l'unica cosa che non ti perdono è di avermi puntato una pistola in faccia"

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"..devo davvero averti fatto qualcosa di grave. Forse è il caso che ti faccia vedere da un medico.."
"Ne ho davanti uno. Va bene lui o devo cercarne un altro?"
"Se cercassi qualcun altro lo riempirei di botte."
"Non mi piacciono i dottori, lo sai."

venerdì 17 marzo 2017

Revolver.

Davanti a sé una sagoma anonima con già diversi fori nella zona petto. La Colt Python in mano, braccia flesse in avanti con i gomiti leggermente piegati. Ha le orecchie coperte da un paio di cuffie e nessuna protezione davanti agli occhi, se non la sua solita maschera nera che le copre parte del viso. Una seconda serie di colpi. Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Tutti colpiscono il bersaglio, tutti zona petto. Un colpo dietro l'altro, lo sguardo fisso su quella sagoma che nella sua testa ha una faccia. Una faccia ben delineata.
Ricarica la Revolver e la posizione è ancora quella.
È un attimo in cui la testa si riempie ancora di pensieri. Di paure. Di preoccupazioni.
Paure, ansie e preoccupazioni che non hanno motivo di esserci, ma che sono lì. Perché riuscire a essere serena, a godersi quello che ha, evidentemente, le è difficile. Molto.
"È un consiglio non richiesto, ma.. ti consiglio di parlarne apertamente. Di chiedere. È l'unica soluzione".
"L'unica soluzione sarebbe saperlo sotto terra".
Raramente la si sente parlare con tanta freddezza. Una freddezza che sembra non poterle appartenere. Di fronte a lei nessuno sguardo pregno di giudizio, bensì di solidarietà. Di comprensione. 
La pistola è carica. Punta la canna contro la sagoma, occhi aperti, trattieneil respiro e.. di nuovo scarica una serie di colpi, uno dopo l'altro. Scarica tutta la tensione. Affida a quei proiettili la sua rabbia che non può sfogare altrimenti, su una faccia che è solo un cartonato nero.
Non sarebbe male tornare al mare, dove tutto era così spontaneo. Ma quasi surreale. Un paio di giorni liberi da qualsiasi pensiero. Da qualsiasi impegno. Da chiunque. Solo lei e Galen. E il mare, ovviamente. Quel piccolo angolo di pace che si è ritagliata. E che ha ancora intenzione di ritagliarsi. Passeggiate sulla spiaggia, giochi infantili, del buon sesso, mangiate e bevute. Sembra la pace dei sensi. E in effetti lo è.
Ma la vita è a Philadelphia. Non resisterebbe troppo a fare la vita da pescatore. Seppure ci abbia pensato di passare le giornate a pescare e poi girare in biciletta a vendere il pesce. Che poi.. tutto questo c'è anche a Philly. Magari non il mare, ecco. Ma le passeggiate non mancano. Non manca nulla. Solo un po' di coraggio.

Deve farsene una ragione. 
Ritornare a fidarsi delle persone. 
Completamente.

lunedì 13 marzo 2017

Pills.

«E spero che questo non cambi le cose tra di noi.»
«Cambiare le cose? Non che non le cambia. Siamo nella merda proprio per questo.»

La storia si ripete.

sabato 4 marzo 2017

Days Off.


La sveglia è suonata presto. La borsa è quasi pronta, la palla di pelo rossa dorme vicino a Jimmy -che magari sbava sul cuscino. Un caffè veloce. Le ultime cose da preparare. Il libro che ha sul comodino. Si veste al volo e poi via. Compra un paio di caffè e dei Donuts. Non è da sola, Galen è al suo fianco, come spesso succede ultimamente. E le piace che sia così. La mano ancora sul suo ginocchio. Una strada che hanno già percorso insieme. Ma questa volta non hanno la fine del mondo che fiata sul collo. Ancora escono dalla città, dal Paese. 
Davanti a loro l'immensità dell'oceano, a Longport. La voglia di riposarsi. Di staccare la spina. Di riprendere fiato e rigenerarsi. Di stare bene.
« Non intendevo questo è che... tante volte ti vedo strana, sbattuta o affranta e non posso chiederti il perché... fino a che si tratta di "tizi che chiedono pareri" d'accordo. Però non voglio che ti chiudi con me. Questo dico. »
« Non voglio chiudermi con te. Ma non voglio nemmeno merntirti. »

[...]
« Tu vali lo sforzo. »
Per quanto dovrà continuare così? A nascondere Scout. Quella che ormai è parte integrante della sua vita. Della sua persona. Una parte di sé. Tenere le due cose separate, ha imparato a farlo. Ma quando hai una persona esterna a tutto, lì sì che si complica. Qualcuno le aveva consigliato di trovare un proprio angolo di pace in mezzo a tutto il caos che è il mondo esterno. Ed eccola lì. Eccoli lì.
Per un paio di giorni può permettersi di mettere da parte la sua maschera. Le prossime missioni e quelle passate. Le esplosioni e rivendicazioni. Per un paio di giorni vuole essere Andrea. Solo Andrea.