Houston, Texas.
Un tardo pomeriggio come altri, passato in camera di Coline, sua fidata compagna di scuola, intente a mettersi lo smalto ai piedi e a ripassare per l'interrogazione del giorno dopo, oltre a divagare su quanto sia figo Ewan Collins, soprattutto ora che è entrato nella squadra di football. Il telefono è sempre lì accanto, perché appena arriva un messaggio si spera che sia sempre qualcosa di buono per cui deconcentrarsi e lasciare che la Storia rimanga tale e solo impressa sulle pagine di quel libro. Ma non è un messaggio, bensì una chiamata. Mamma.
"Ehi, m.."
"Andrea, sto venendo a prenderti. Fatti trovare pronta". La voce è allarmata, tremante. Segno che è successo qualcosa. Guarda Coline come se potesse trovare una risposta scritta sulla fronte della bionda. Ma niente, ovviamente.
"Andrea, sto venendo a prenderti. Fatti trovare pronta". La voce è allarmata, tremante. Segno che è successo qualcosa. Guarda Coline come se potesse trovare una risposta scritta sulla fronte della bionda. Ma niente, ovviamente.
"Mum, che.."
"Andrea, veloce."
"Andrea, veloce."
Quando scende da quella macchina corre insieme alla donna all'interno del Pronto Soccorso di Houston. Ha il cuore che batte a mille e la testa impegnata a combattere diverse ipotesi, dalle più tristi alle più tragiche, cercando di far vincere la speranza. Passano ore sedute nella sala di attesa. Si stringono la mano e si fanno da supporto l'un l'altra, perché in quel momento ci sono solo loro due. Gli uomini di casa Ross sono entrambi nelle mani di altre persone. La loro macchina, invece, non esiste più, a quanto pare. Bevono bevande calde più per abitudine che per bisogno, parlano poco, non rispondono alle chiamate. Poi giunge il momento. Il momento più temuto: il dottore che esce dalla sala operatoria. Si cerca di capire qualcosa dalla sua faccia, dalla camminata. E se si interpretasse male? Si alzano in piedi e ancora non si staccano, l'una il supporto dell'altra. Il dottore parla e loro iniziano a piangere, si abbracciano tra di loro, si stringono forte e coinvolgono il medico con uno sguardo e un "grazie".
Entrambi sono vivi.
Non le sono mai piaciuti gli ospedali. Soprattutto i medici. E poi l'odore di quelle stanze. Quei colori così smorti. Gente che cammina ovunque. Le sedie scomode. Sofferenza ovunque.
Quando entra nella stanza regna il silenzio, interrotto solo da un "bip" costante, segno che il cuore del fratello batte. Avanza di un paio di passi e tutto rientra nel suo campo visivo. Macchinari ovunque, quelli che si vedono nei film, ma di cui non conosce nemmeno il nome. E non le importa. Tutta la sua attenzione viene indirizzata verso il ragazzo che dorme in quel letto. Ci sono fasciature su diverse parti del corpo, oltre a qualche taglio sul viso. Rimane paralizzata per diversi secondi. Quasi non respira più. Poi si muove. Piano. Molto piano, per paura di poterlo svegliare. Solleva una delle sedie all'interno della stanza e la avvicina al letto. Si siede accanto a lui e con lo sguardo percorre tutto il suo corpo, in parte coperto dal lenzuolo. Trova la sua mano, la afferra attenta a non toccare i tubi collegati alla flebo. Stringe appena la mano, l'altro braccio funge da appoggio per la sua guancia mentre la mano viene indirizzata ai ciuffi ribelli di lui. Preme le labbra tra di loro. Ha già pianto abbastanza, ha versato infinite lacrime. Ora è giunto il momento della veglia. Gli resta accanto e si lascia cullare da quel continuo "bip", unico segnale capace di tranquillizzarla in questo momento.
"Ci sono qui io, James. Non ti accadrà nulla."
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Philadelphia.
La scena che le si para davanti è simile. Il contesto è diverso. I motivi che li hanno condotti lì sono quasi assurdi e mai ci avrebbe pensato. Questa volta lo ha visto a terra, privo di sensi, circondato dal suo stesso sangue. Ma c'era una missione da compiere e questa aveva la priorità. Si è sentita una macchina. Un mostro. Di fronte a una situazione simile non si sa quale razionalità abbia chiamato a sé, ma ce l'ha fatta. E ancora adesso, ora che lo guarda su quel lettino non si scompone. Non si è scomposta nemmeno dopo che l'hanno informata essere ancora vivo. Non ha guardato in faccia nessuno. Si informa delle condizioni, ma sembra un pezzo di granito. L'espressione del viso visibile non si deforma. Non si muove di un millimetro. Si è concessa giusto il momento di fare rapporto, le hanno proposto di guardare lì dove è stata colpita -la suit ha evidentemente i segni dei proiettili-, ma ha rifiutato. È di nuovo su quella sedia accanto al letto. Ha ancora la Colt Python con sé, quattro colpi a disposizione. Vigilia sul fratello. Che si facciano pure domande. Che scoprano pure il legame tra i due. Non ha importanza, al momento. Nulla ce l'ha. Il mondo circostante le suona tanto distante.
La priorità adesso è questa.
Lo è sempre stato.
Lo è sempre stato.
Non c'è per nessun altro.
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