venerdì 17 febbraio 2017

Heores.

Mercoledì.

Ci si rende conto che sì, forse quello potrebbe essere davvero l'ultimo giorno al mondo. Non si è preparata liste di cose da fare. Si gode quello che viene. Un messaggio inaspettato. Deve far finta di non sapere, ma ha la possibilità di mostrare quel dubbio che si porta dietro dall'estate. Una risposta semplice. Sincera. Ha chiarito anche questo. Quello che doveva sistemare è stato sistemato e non sembra avere rimpianti. È in pace. O almeno è quello che vuole mostrare agli altri. O anche a se stessa. Quel mercoledì le sembra un giorno come tanti altri. Lo inizia risvegliandosi accanto a qualcuno, un corpo pian piano sempre più familiare. Una colazione insieme e poi fa pure lezione. Parla in tedesco con i suoi alunni, sta seduta sulla cattedra a raccontare qualche aneddoto europeo, li saluta e ha pure assegnato i compiti per venerdì, tra cui "state con le persone che amate". Ed è quello che fa lei. I Ross si riuniscono, tutti sul divano davanti a un film. Incastrati l'uno con l'altro, lei abbracciata al papà in quella posizione che si porta dietro da sempre. Lo abbracciava così a cinque anni e lo fa oggi. Le gambe cozzano con quelle di Jimmy, parte qualche piedata, ma alla fine si intrecciano. La mamma ha fatto la torta cioccolato e ricotta, le birre non mancano. È una scena normale. Quando stavano a Houston spesso guardavano film insieme. Ora che i due figli sono a Philadelphia si approfitta delle occasioni che si vengono a creare. Tutto sembra normale. Eppure c'è una consapevolezza di fondo. Quella potrebbe essere l'ultima volta. E si stringe ancora di più al papà.

L'ultima volta.
L'ultima volta che si veste bene. Elegante. Tutto nasce per un messaggio e diventa realtà. Esce di casa piuttosto tardi, tempo di prepararsi. Raggiunge in auto un nuovo indirizzo nel South e parte. Il viaggio dura un'oretta, le strade sono vuote e la macchina viaggia veloce. Guida sicura, conosce bene la strada. La radio di sottofondo. Una mano sul volante. L'altra sul suo ginocchio. Sono usciti dalla città. Persino dallo Stato. In un'ora sono arrivati davanti all'immensità dell'oceano. Prende una coperta che viene adagiata sulla spiaggia. Davanti a loro l'oceano e il vento che li colpisce in faccia. Si stringe a chi le sta accanto e lo abbraccia, usa la sua spalla come appoggio. Questo è uno di quei casi in cui non servono troppe parole.

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Giovedì.
To day is the day. La tensione regna sovrana. Si prepara al rituale. Si concentra. E per farlo.. pulisce casa. Le pulizie come terapia a quella tensione. Alla ricerca della giusta dimensione per affrontare la serata. La casa risplende. Lei un po' meno. Coccola quella palla di pelo rossa che è suo compagno da pochi mesi, ma che le ha letteralmente conquistato il cuore. Poi esce di casa. Prende ancora la macchina e niente radio. Sguardo davanti a sé. Tempo di parcheggiare e guarda il telefono che si illumina. Ci sono diversi messaggi. Ma è uno che la colpisce. Scrive e cancella quella risposta più e più volte. Scende addirittura dalla macchina e ci gira intorno, mentre combatte una battaglia interiore. Alla fine vince la freddezza. Una freddezza che non è da lei, ma che ultimamente le fa da scudo, accompagnata da indifferenza. Una difesa. Ma se da una parte c'è la freddezza, dall'altra parte una telefonata. Ci vogliono un paio di tentativi prima che senta un:
"Ehi.." un saluto semplicissimo, ma con una voce familiare e un tono di voce che sembra aver lasciato da parte qualsiasi rimorso o rancore. 
Si appoggia al cofano dell'auto e si gratta la fronte con la mano libera. Improvvisamente sembra non riuscire a parlare. Per fortuna che di là c'è chi sa come fare. E va direttamente al sodo.
"Yosef mi ha detto cosa hai intenzione di fare. Sei sicura?"
"Sì, assolutamente." sembra voler aggiungere altro, ma le parole le muoiono in gola.
"Non mi stupisce che tu finisca in mezzo a situazioni potenzialmente pericolose.."
"È proprio un brutto vizio, non credi?" lo interrompe e cerca di seguire la sua nota ironica.
"..ma è uno dei motivi per cui mi sono innamorato di te." continua la sua frase e risponde, in qualche modo, anche alla domanda posta da lei.
Sospira.
"Siamo stati proprio bene e rifarei tutto dall'inizio."
"Anche io. Ti chiederei ancora di sposarmi.."
"..e io ti direi ancora di sì"
"..per poi andartene come hai fatto."
"Mi dispiace, Borja.."
"Non importa, Andrea. Mi importa averti avuta nella mia vita e continuare ad averti se ce ne sarà l'occasione. Va bene così. Abbiamo agito entrambi d'impulso, al momento era la cosa migliore. Non era il momento giusto. E poi ehi.. non tutti possono raccontare una storia simile."
Sorride e guarda verso il Velo. Il tempo stringe.
"Devo andare, Borja. Io.." breve pausa "..ti ho amato davvero."
"Lo so. E lo stesso vale per me. Ed è questo che conta.. che è stato vero."
"Ci vediamo presto, Borja."
"Bis bald, Andrea".

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Il rituale ha inizio. Dopo un momento di panico generale, i due cerchi riescono a formarsi e lei stringe la mano di due perfetti sconosciuti, ma che al momento sente più vicini di chiunque altro. Sono lì per lo stesso motivo. Hanno un obiettivo. Qualcosa per cui lottare, seppure spinti da motivazioni diverse. Da vite diverse. Le energie fluiscono e si incanalano nello stesso punto. Le due realtà si incontrano e collaborano. Anche oggi. Combattono insieme. Almeno in quel punto. Quello che succede nel resto della baraccopoli è arrivato alle sue orecchie, ma è stato messo da parte. Si lascia cullare dalla melodia che hanno iniziato a cantare tutti insieme, dai mantra che si ripetono in svariate lingue. Gli occhi chiusi. Poi una strana sensazione. Inizia a sentirsi svanire. E non solo lei. Il mondo intero. Compare la paura che tutto possa rimanere in questo stato. Poi il nulla. Fluttua senza essere niente. Nessun ricordo. Nessuna emozione. Nessuna conoscenza. Niente di niente. Ma è quella melodia che la tiene in vita. Continua a cantare seppure non ne capisca il significato.
Poi è il Big Ben.
Improvvisamente tutto torna. Un nuovo calore. Un soffio di vita. Tutto ritorna alla mente, come un grande film che le scorre davanti agli occhi. Un susseguirsi di ricordi. Mamma e papà. Lei seduta in braccio al papà che si sproge verso il pancione della mamma per appoggiarci l'orecchio: "Sei sicura che ci sia qualcuno qui dentro?" e pochi mesi dopo vederlo per la prima volta: "ma è uno sgorbio! Non è bello come i bambini che ci sono sui libri!". Le gare di corsa tra fratelli, poi quelle scolastiche. La prima medaglia e la prima volta col gesso. Owen Lynch e il primo bacio. I passaggi in motorino. La prima sigaretta. E la prima canna. Il viaggio con la scuola a Washington. Ben Cowan e la sua prima volta. Ben Cowan e le prime corna. Il viaggio con le amiche a Miami, poi quello a Losa Angeles dove finalmente ha visto giocare i Lakers ed è tornata a casa con un paio di pantaloni ricevuti da un giocatore. E poi il club dell'uncinetto. Le cheerleader. Il diploma. Philadelphia. La compagna di stanza che non si lavava i piedi. La partenza. L'arrivo a Münster. Il primo festino universitario tedesco e il primo risveglio con uno sconosciuto, poi la conoscenza col suo coinquilino: Borja. Il colloquio al Doubter. Ben Birkenhead, Washington e una passeggiata a Boathouse Row. Il ritorno in Europa. Un anello. Un sì. E il ritorno a Philadelphia. Quel ritorno che le ha cambiato la vita. Perché non è più tornata indietro. Si è lasciata alle spalle molte cose. Ha indossato una maschera e ha cercato i Night Soldiers. E tutto sembrava andare bene. Ma sono i ricordi degli ultimi giorni che la fanno stare a galla. I cambiamenti inaspettati e le persone inaspettate. C'è una speranza a cui aggrapparsi. Qualcuno per cui stringere i denti.
I piedi toccano di nuovo terra e le gambe cedono. Non è mai stata così felice di sporcarsi di fango e sentire la terra in bocca. Le lacrime iniziano a rigarle il viso. Lacrime intrise di gioia e di paura. Tutta la paura che ha accumulato dentro e che ha cercato di nascondere insistentemente. Poi, improvvisamente, il primo pensiero verso qualcuno. Si rimette in piedi. Stanno tutti bene. Jimmy sta bene. Ma lei ha bisogno di un abbraccio in particolare.

"Ce l'abbiamo fatta. Abbiamo salvato il mondo."

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