Si è decisa ad andare a controllare la situazione alla Baraccopoli. Non si è più accontentata di seguire le dirette, o vedere le foto pubblicate. Così come non si è più accontentata di poter parlare con Eugene per sapere quando avverranno le prossime connessioni e assicurarsi la sua incolumità. Quindi ci è andata e, senza nemmeno rendersene conto, Routh l'ha praticamente fatta salire a bordo della nave. Una nave che, a detta di molti, è piena di buchi e sta pian piano affondando. Perché il tempo stringe e il mondo è alla ricerca di una soluzione. Una soluzione che è nella nostra realtà. È possibile salvare entrambi i mondi? Si sta lavorando per quello. Ma non biasima chi opta per un piano B. Probabilmente lo farebbe anche lei.
Quindi si imbarca in questa lotta contro il tempo. Quando non è alla Baraccopoli è in Università e quando non è lì, la si trova all'Hive. Sta tenendo la mente occupata, è quello che dice a tutti. Ed è anche uno dei motivi per cui dorme davvero poco. Perché la notte è il momento peggiore: tutti i pensieri vengono a galla e ti sommergono, tutti insieme.
C'è chi ha detto che, mancando pochi giorni all'eventuale fine del mondo, converrebbe risolvere le proprie faccende personali. Tempismo perfetto, dall'altra parte, davvero. E mentre cerca di tenere insieme i pezzi, qualcosa avanza silenziosamente. L'ha già notato, ma.. probabilmente fa finta di non vedere e di non sentire, lasciando che le cose vadano in questo modo.
Ha detto che forse sarebbe voluta rimanere sotto quelle macerie. Una gioia, davvero. Perché qualcosa dentro di sé si sta contorcendo. Troppe cose tutte insieme. La parte codarda avrebbe preferito risolvere tutto in quel modo. Ma non si è arresa. Non si arrende. E non si arrenderà.
"Sei brava Scout. Sei creciuta molto in questo ultimo mese. Lo vedo dalle nostre discussioni, dal tuo buttarti sempre in gioco. Credo che imparerai ancora molto ma...
Sei davvero una vera Night Soldier."
;
La Baraccopoli. La fine di un turno. Una coperta, una baracca che protegge dal vento, del buon cibo. Congetture, ipotesi, confessioni. Si era fatta diverse idee su come passare gli ultimi giorni prima della fine del mondo; questo non rientrava assolutamente nei suoi piani. Ma negli ultimi mesi ci ha fatto l'abitudine all'improvvisazione. Alle cose che succedono senza sapersi dare una spiegazione. Tutto finisce con una dormita. Finalmente è riuscita a chiudere occhio per qualche ora, riuscendo a riposare. Poche ore a confronto con la stanchezza che si porta dietro, ma è un risultato. Se ne torna a casa con un mezzo ghigno stampato in viso.
Ghigno che scompare non appena varca la soglia d'ingresso.
Abbandona le chiavi sul tavolino vicino alla porta, sfila lo zaino, si leva il cappotto e poi gli stivaletti. Molla tutto in giro. Avanza di qualche passo e si guarda intorno, la casa è illuminata dalle prime luci del giorno. Rimane immobile in un punto piuttosto centrale. Il gatto che la raggiunge per strusciarsi contro le sue gambe. Questa volta gli concede qualche attenzione, poi si dirige verso il bagno.
È una di quelle docce interminabili. Fronte appoggiata contro la piastrella del muro, il getto di acqua calda che cade dritto sulla testa. Sembra volersi lavar via qualcosa. Rimane immobile, lascia che sia l'acqua in autonomia a lavare via tutto.
"Che cazzo sto facendo?"
;
Il campanello alle nove è una sorpresa. Ma è sveglia. Si alza dal tavolo con la matita tra i denti. Sbircia nell'occhiello e.. ha un tuffo al cuore.
Apre la porta di fretta e furia. Davanti a lui un uomo sui cinquant'anni, di bell'aspetto, capelli e occhi scuri, una figura slanciata e ben piazzata. Tiene in mano una confezione di dolci e un porta caffè con tre bicchieroni. Segno che non è da solo.
"Buongiorno, ranocchietta".
Il papà è sempre il papà. Trovarselo davanti ha smosso qualcosa di enorme dentro di lei. Lo guarda incredula, mani che coprono la bocca e parte del naso. Lo lascia sulla soglia una manciata di secondi, davvero sorpresa. Poi avanza e senza dire nulla lo abbraccia e tira su col naso. Nasconde il viso contro la sua spalla, quando lo rialza nota una seconda figura. Anche questa molto familiare. Raggiunge anche lei -a piedi nudi nel corridoio, alè.
"Abbiamo preso qualche giorno di permesso per farci un viaggio.." spiegano mentre avanzano all'interno della casa che ben conoscono
"..e invece di andare a fare le lucertole al mare, abbiamo pensato di vedere che diamine succede a Philly..."
"..insomma, chi preferirebbe mai il mare dei caraibi a questa città.."
Si completano le frasi a vicenda, ironici entrambi. Da qualcuno deve aver preso.
"..insomma, chi preferirebbe mai il mare dei caraibi a questa città.."
Si completano le frasi a vicenda, ironici entrambi. Da qualcuno deve aver preso.
Li guarda con aria riconoscente. È commossa per questa sorpresa. Perché a lei sono chiare le motivazioni che li hanno portati lì, questa mattina. Ed è altrettanto riconoscente perché non fanno domande, non la guardano con compassione.
"..quanto mi siete mancati.." dice con un sussurro.
"..Andrea, guarda che sono venuta qui solo per rivedere Birkenhead", non si smentisce mai.
Ed è il momento della colazione.
L'inizio di un'altra giornata.
Ma con la famiglia ha tutto un altro sapore.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.